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Stephen Harris - Eurogroup4animals

La differenza tra un lavoro fazioso e un lavoro scientifico è data dal modo in cui viene svolto.

Nel primo caso, generalmente, si cerca di avallare le proprie idee fornendo dati opinabili, informazioni inesatte, costruite copiando studi altrui, utilizzando frasi o parole necessarie a sostenere la propria tesi.

Nel secondo caso, invece, il lavoro viene portato avanti con una metodologia scientifica, basata su osservazione, sperimentazione e deduzione, per poi giungere alle conclusioni più corrette.

Nel caso specifico del rapporto realizzato da Eurogroup4animals e presentato dalla LAV in Senato a sostegno del DDL 2287 bis, ci troviamo di fronte ad un lavoro palesemente di parte.

Analizzandolo nel modo più sintetico ma obiettivo possibile, vediamo il perché:

  • Il rapporto presentato dalla LAV afferma che non esiste alcuna prova scientifica del fatto che gli animali del circo non abbiano gli stessi comportamenti, abitudini e necessità di quelli in natura, poiché nati e cresciuti in cattività da generazioni (quindi il loro benessere non risulta compromesso dalla vita del circo).

Anche solo con questa affermazione, il rapporto presentato dalla LAV in Senato dovrebbe essere considerato nullo. Nel lavoro in questione, infatti, l’autore cita numerose volte la Dottoressa Worthington, il Professor Friend e i Dottori Nevill e Toscano, i quali però hanno effettivamente trascorso moltissimo tempo nei circhi, osservando e studiandone gli animali. Analizzando e registrando i dati e i risultati ottenuti su base scientifica, hanno espresso parere favorevole alla presenza degli animali esotici nei circhi.

Viene da chiedersi dunque come possa un rapporto basarsi sugli studi di esperti di fama mondiale che affermano l’esatto contrario di ciò che il rapporto stesso sostiene.

  • Il documento della LAV sottolinea la differenza tra “tamed” (addestrato) e “domesticated” (addomesticato). Premesso questo, viene affermato che gli animali presenti nei circhi, anche se nati in cattività da diverse generazioni, non presentano differenze comportamentali con i loro simili in natura, rimanendo sostanzialmente “selvatici”. Secondo questa teoria, gli animali dei circhi necessitano di centinaia di anni per sviluppare un qualsiasi cambiamento genetico che possa portarli ad essere considerati “addomesticati”.

Viene però omesso un lavoro che sfata assolutamente questa tesi, iniziato da Belyaev e Trut, e tutt’ora in corso presso l’istituto di citologia e genetica di Novosibirsk in Russia, con il quale in meno di 50 anni sono stati selezionati ed ottenuti diversi esemplari di volpi domestiche.

Il rapporto, inoltre, afferma che gli animali nei circhi vengono fatti accoppiare a caso, senza un programma di riproduzione.

In realtà, se così fosse, la cosa non faciliterebbe affatto il processo di addomesticamento. Ciò non riguarderebbe, per esempio, gli elefanti, perché questi vengono catturati in natura.

In questo caso viene citata la Dottoressa Worthington con “Wildlife conservation, food production and development: can they be integrayed? Ecological Agricolture and elephant conservation in Africa”, senza specificare però che la studiosa si riferisce ad elefanti africani che vengono utilizzati in ambito agricolo in Africa.

Il testo continua sottolineando che gli animali selvatici mantengono il loro comportamento, citando autori (Price 1984, 1999) i cui lavori parlano di addomesticamento, modificazioni genetiche, fisiche e comportamentali degli animali selvatici.

Ma se gli animali dei circhi sono nati in cattività, perché parlare di selvatici (dato che per animale selvatico si intende un animale nato, cresciuto e vissuto in natura)?

Viene evidenziato che questi animali possono essere, per loro ancestrale natura, imprevedibili e pericolosi. Ma non sono così anche i cani, per esempio?

Lo stesso Harris, dal cui lavoro del 2006 è stato tratto il rapporto Eurogroup4animals, afferma che lui e i suoi collaboratori non hanno potuto utilizzare materiali raccolti studiando animali dei circhi, perché ne esistono pochi. Hanno così raccolto diversi lavori pubblicati in tutto il mondo e hanno fatto ricerche sul web, senza preoccuparsi di svolgere delle ricerche sul campo.

Harris aggiunge, inoltre, che nel loro report hanno paragonato gli animali degli zoo, dei laboratori, delle fattorie e gli animali domestici agli animali selvatici, non addomesticati, esotici o dei circhi e affermano che, in determinate condizioni come stress o paura, anche gli animali domestici assumono comportamenti uguali a quelli riscontrati nei selvatici.

Ciò non dovrebbe forse essere uguale anche in caso opposto, allora? Gli animali selvatici possono dunque comportarsi come quelli domestici e stare accanto all’uomo senza problemi? Con questa affermazione Harris cade nella contraddizione un’ulteriore volta. Un animale o è selvatico o è domestico: gli animali dei circhi, essendo nati in cattività da generazioni, non sono selvatici. È poi noto che qualsiasi animale, compreso l’uomo, in determinate condizioni di stress o pericolo, può diventare aggressivo!

  • Viene detto che gli animali dei circhi stanno sempre rinchiusi nelle loro gabbie e che solo per l’1-9% del tempo si muovono o per lo spettacolo o per l’addestramento. Ciò viene detto in riferimento al lavoro di Nevill e Friend del 2006 (“A preliminary study on the effects of limited access to an exercise pen on stereotypic pacing in circus tigers”, ), i quali, però, scrivono anche che gli animali dei circhi passano solo l’1-9% del tempo tra spettacolo e addestramento, il resto della giornata o nei recinti o nelle gabbie, per cui raccomandano che gli animali vengano fatti stare nei recinti almeno 40 minuti ogni giorno.

Poi il report sottolinea il fatto che i recinti sono più piccoli di quelli degli zoo (inadempienza dei Comuni), ma non specifica che questo lavoro non è stato svolto nei circhi.

Il fatto che questi animali siano costretti a stare chiusi nelle gabbie aumenta il “pacing”, cioè il camminare avanti e indietro dei grandi felini, ma anche questa ricerca è stata fatta studiando animali da zoo e non da circo.

Stessa osservazione viene fatta per gli elefanti, citando lo studio di Gruber, Friend e Gardner “Variation in stereotypic behaviour related to restraint in circus elephant”, dove gli autori, osservando 13 elefanti dei circhi, concludono che gli elefanti sono più tranquilli se tenuti nei recinti piuttosto che legati.

  • L’argomento verte verso la separazione precoce dei cuccioli dalla madre e il loro allattamento a mano, che, secondo chi scrive, viene fatta di proposito e regolarmente dai circensi per ottenere animali più mansueti.

Ciò accresce lo stress comportamentale (Dettling A., J. Feldon e C. Pryce, 2002 ).

Questo, però, è uno studio eseguito in laboratorio su roditori e primati non umani e valuta gli effetti neuro-comportamentali che si possono avere se i piccoli sono separati alla nascita! E questi studiosi che seviziano gli animali facendo esperimenti inutili, data l’ovvietà delle conseguenze di una separazione precoce, vengono pure citati da chi critica gli animali nei circhi e collabora con associazioni animaliste, le quali mi auguro non sappiano nulla di queste inutili torture sugli animali.

Nel lavoro originale viene detto che in cattività, spesso, le madri non vogliono i cuccioli e che o li abbandonano o li uccidono, per cui devono essere allattati a mano. Tutte queste osservazioni vengono fatte senza aver osservato i cuccioli nati nei circhi. La conclusione di questi “scienziati” è che la separazione precoce dei cuccioli può sfociare in stress comportamentale negli adulti, in comportamenti anomali, in un aumento dell’aggressività o delle psicopatologie, ma il tutto è basato su studi svolti su topi da laboratorio.

  • Viene anche puntato il dito contro le scarse relazioni sociali che hanno gli animali dei circhi, a causa del fatto che questi debbano essere spesso alloggiati da soli o in gruppi che però non rispecchiano i corrispettivi in natura sulla base di un articolo che affronta il problema dei primati, del loro utilizzo negli zoo, nei parchi divertimenti e nei resorts del sudest asiatico. Non si parla di circhi.

Si sostiene che gli animali debbano essere tutelati, ma non il fatto che non debbano essere usati. Queste condizioni causerebbero la privazione delle normali dinamiche di socializzazione presenti in natura e avrebbe effetti negativi sul comportamento, sul benessere e sulla riproduzione.

  • Al fine di criticare i frequenti viaggi dei circhi e l’effetto negativo che questi avrebbero sugli animali, vengono citati Montes in “The effect of transport stress on neutrophil activation in wild badgers” (studio fatto su tassi selvatici prelevati in natura e portati in laboratorio per analisi, nei quali è stato riscontrato un alto livello di ormone dello stress) e Grandin in “Assessment of stress during handling and transport” (in questo studio viene fatto presente che la paura è un fattore di stress molto forte).

La paura può essere causata da rumori o dal contatto con le persone, per esempio. Per studiare il fenomeno, viene stimolata l’amigdala di alcune bestie con un elettrodo con lo scopo di simulare questo tipo di emozione. L’autore, alla fine dell’esperimento, fa presente che è bene abituare gli animali ai viaggi.

Il frequente viaggiare viene ritenuto responsabile della comparsa di dermatiti con vescicole sulla pelle di rinoceronti neri, ma, chi scrive il report citando il lavoro di Munson, Koehler, Wilkinson e Miller “Vesicular and ulcerative dermatopathy resembling superficial necrolytic dermatitis in captive black rhinoceroses” omette di dire che l’autore afferma che la comparsa di questa dermatite è dovuta a qualsiasi stress, compreso quello del parto, e quindi il viaggiare non è l’unica e sola causa scatenante.

Poi aggiunge che, sebbene sia stato suggerito da studiosi come la Worthington che abituare gli animali a viaggiare sia un bene, viene ancora male interpretato il lavoro di altri autori. Infatti, riferendosi a Nevill e Friend in ”A preliminary study on the effects of limited access to an exercise pen on stereotypic pacing in circus tigers” (dove vengono esaminate tigri di due circhi diversi e in cui gli autori concludono che il “pacing” delle tigri non è correlato al lavoro, agli spettacoli e ai viaggi) notano che le tigri che lavorano prima dei viaggi (o fanno comunque attività fisica) non mostrano la stessa quantità di pacing di quelle che non hanno lavorato. Gli autori interpretano il pacing, come un aspettarsi qualcosa dagli animali, infatti lo osservano prima degli spettacoli e prima che gli venga dato da mangiare.

Citando poi il lavoro di Demblec, Snider e Zanella, “The effects of transport stress on tiger physiology and behaviour”, viene detto che il livello di cortisolo si altera nelle tigri sottoposte ad un viaggio. Citazione palesemente manipolata, perché l’autore descrive la SIMULAZIONE di un viaggio con cinque tigri di zoo, due delle quali non hanno mai viaggiato. Le tigri vengono chiuse in cinque gabbie da viaggio e detenute per trenta minuti. Dopo viene loro misurata la temperatura e il livello di cortisolo (che ovviamente risultano alterati!).

  • Il report prende in considerazione l’addestramento e le esibizioni. Ovviamente dice che le esibizioni, per la presenza di pubblico, sono fonte di stress per gli animali e cita Hosey in “Zoo animals and their human audiencest. What is the visitor effect?”.

Nel suo studio Hosey dice che negli zoo la presenza di visitatori stressa gli animali, ma qualcuno si può abituare se gli viene lanciato del cibo.

Vengono inoltre citati Carstead e Brown con “Relationships between patterns of fecal corticoid excretion and behaviour, reproduction and environmental factors in captive black (Diceros bicornis) and white (Ceratotherium simum) rhinoceros”, ricerca in cui si analizzano i metaboliti corticoidi fecali e li si mettono in relazione col comportamento; i risultati dimostrano che stress di origine sociale può causare stress cronico.  Anche questo studio è stato fatto su rinoceronti di zoo.

Morgan e Tromborg in ”Sources of stress in captivity” analizzano i diversi fattori di stress negli animali, come odori, rumori, suoni e luci. Anche qui non si parla di circo.

Infine viene citato il lavoro di Kuntze ”Work related illness: hernia perianalis, bursiris praepatellaris and tyloma olecrani in female circus elephants”. Lo studio prende in considerazione tre elefanti femmine (quindi già il numero non fa statistica) e descrive le patologie insorte, il tipo di diagnosi e la cura (compreso il riposo). Si giunge alla conclusione che il comportamento stereotipato degli elefanti nei circhi e delle tigri è associato alle esibizioni.

Per gli elefanti vengono citati Friend e Parker con ”The effect of penning versus picketing on stereotypic behaviour of circus elephants”, studio fatto su elefanti da circo: se gli elefanti sono tenuti nei recinti hanno minor comportamento stereotipato se non nessuno, così sono più tranquilli prima, durate e dopo l’esibizione.

Per le tigri sono citati Krawcell, Friend e Windom in ”Stereotypic behaviour of circus tigers. Effect of performance”: studio su tigri da circo, si analizza in che modo uno o tre spettacoli influenzano il loro comportamento.

Conclusioni: le tigri risultano essere più agitate (più pacing) prima delle esibizioni, poi sono più tranquille e il numero delle esibizioni è ininfluente.

Il significato dei lavori citati è molto diverso da quello riportato nel report e nel lavoro originale di Harris. Ancora una volta il lavoro degli autori citati è travisato, d’altra parte Harris si è dimostrato poco attendibile dal punto di vista della serietà professionale.

Per quel che riguarda il comportamento naturale degli animali è giusto considerare quanto affermato da Worthington nel commento al libro di Wilson “The welfare of performing animals. A historical perspective”. Qui la studiosa di fama mondiale porta degli esempi con i quali afferma il fatto che gli uomini e gli animali si adattano alla loro situazione, fatto comune a tutti i mammiferi, siano essi selvatici che domestici.

Anche gli animali usati per la terapia o per le persone disabili o per la ricerca di persone disperse compiono atti “innaturali”, però i loro addestratori vengono apprezzati, cosa che non viene invece fatta per gli addestratori di animali per intrattenimento.

Inoltre, visto che quando si parla di animali del circo si mette in discussione il fatto che venga lesa la loro dignità facendoli esibire, la studiosa si chiede quale sia il significato di dignità per gli animali e se per gli animali il significato di dignità sia lo stesso di quello per gli uomini. Sottolinea l’importanza che hanno i bravi addestratori di animali sia per la ricerca scientifica sia per la ricerca medica. Le ore spese con gli animali durante l’addestramento, durante lo spettacolo e nei recinti permettono loro di conoscerli profondamente e di sapere ogni singola esigenza e intento dell’animale.

Worthington conclude affrontando il discorso delle esperienze della vita, e afferma che queste sono importantissime perché influiscono su quello che possiamo imparare, sulle nostre idee, sui nostri credo, su come e se ci possiamo adattare a diverse situazioni e sulle decisioni che prendiamo. Sarebbe dannosissimo togliere questi animali dal circo (che è il loro ambiente, è il luogo in cui hanno formato la loro esperienza di vita) per inserirli in un ambiente selvaggio al quale non si abituerebbero mai, o, peggio ancora, inserirli in zoo e centri di recupero dove sarebbero accuditi da persone che non hanno mai visto e che non li conoscono: potrebbe essere per loro addirittura letale.

Ciò che va incentivato è il benessere di questi animali nei circhi e il loro addestramento grazie a bravi addestratori. Per la dottoressa il benessere degli animali dei circhi non è inferiore a quello degli animali degli zoo, delle scuderie, delle fattorie.

La studiosa afferma anche che è assurdo mettere un veto ai circhi con animali, sostenendo che questi debbano necessariamente soffrire (a meno che chi vuole questo non metta un divieto anche per gli zoo, per i maneggi, per i canili).

In linea con Worthington è il parere del Dottor Ted Friend, che ha viaggiato periodicamente con due dei più grandi circhi d’America per tre anni.

Ha potuto così pubblicare diversi studi sugli elefanti e sulle tigri dei circhi, giungendo alla conclusione che gli animali nei circhi stanno bene, sono molto più stimolati rispetto agli animali degli zoo, i viaggi non influiscono negativamente sul loro benessere e le esibizioni, compresa la presenza del pubblico, sono di notevole importanza per gli elefanti e per le tigri, sia dal punto di vista di stimoli che per la variabilità della stimolazione.

Lo studioso afferma che i movimenti stereotipati sono altamente variabili e non sono presenti in molti animali. I movimenti ripetitivi aumentano tantissimo prima dell’esibizione e prima che venga loro dato da mangiare, ciò implica il fatto che gli elefanti e le tigri percepiscano lo spettacolo come qualccosa di positivo (se fossero spaventati dallo spettacolo, assumerebbero un atteggiamento di difesa). Aggiunge anche di aver osservato il comportamento di elefanti tenuti nei recinti e non fatti lavorare: questi presentavano movimenti stereotipati. Ciò denota che gli animali percepiscono il lavoro come qualcosa di gratificante. Gli animali lasciati nei recinti erano molto agitati e addirittura eseguivano degli esercizi dello spettacolo da soli. Friend continua sottolineando il fatto che gli animali nei circhi si riproducono di più e vivono più a lungo di quelli degli zoo o in natura: questa situazione la attribuisce alla varietà della loro vita, di certo non monotona, e ad una buona e varia dieta.

I numerosi lavori di Friend e di Worthington sono stati citati nello studio di Harris e nel report della Eurogroup4animals, che altro non è che un Bignami di quello di Harris, presentato al Senato manipolando le citazioni in modo tale da far credere tutt’altra cosa.

Il rapporto FEV, allegato ai documenti che Eurogroup4animals ha presentato al Senato, non è altro che un ulteriore riassunto di quello della LAV, solo che alla fine, parlando della sistemazione degli animali dei circhi, dice “…in alcuni casi come ultima scelta, si provvederà a praticare l’EUTANASIA agli animali in accordo con i loro proprietari”. Affermazione che si commenta da sola.

In ultimo, poche parole sul report della FNOVI: questo, basandosi sul lavoro di Harris senza aver fatto nessuno studio scientifico a riguardo e senza aver considerato gli studi e il parere dei veterinari ad essa associati (competenti in materia, sostenevano e dimostravano il benessere degli animali esaminati), appoggia la decisione della LAV.

Alla luce di tutto ciò che è stato analizzato, vorrei far sorgere almeno qualche dubbio sulla validità del lavoro in questione e di conseguenza sulla correttezza di un’eventuale dismissione degli animali dai circhi.

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