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Marthe Kiley-Worthington – le opinioni dell’esperta

Per stabilire il benessere degli animali presenti nei circhi si può e si deve agire con metodo scientifico, ad esempio mediante la valutazione di parametri metabolici o attraverso l’osservazione degli animali, che deve essere eseguita in maniera oggettiva e con i giusti tempi, per lunghi periodi e in momenti diversi della giornata. Soprattutto, la valutazione non può essere falsata da ideologie personali e, ovviamente, chi effettua tali valutazioni deve avere le giuste competenze.

In animali che hanno alle spalle 10 generazioni di cattività, la relazione e l’interazione con l’uomo risultano essere, oltre che un arricchimento ambientale, anche un legame affettivo. La separazione da questo legame porta a conseguenze gravissime. In molti casi è stato osservato come animali sequestrati ai proprietari in buone condizioni di salute e di benessere e portati nei centri di recupero, abbiano subito un grave crollo fisico e psicologico.

Negli ultimi 30 anni, numerosi scienziati di fama internazionale hanno condotto studi in Italia e nel mondo. Fra questi Elizabeth Marshall Thomas, antropologa ed etologa statunitense, considerata fra le autrici più sensibili e attente al mondo degli animali e Marthe Kiley-Worthington, etologa ed esperta di problemi del benessere animale.

La Dr.ssa Marthe Kiley-Worthington è uno dei più importanti esperti di comportamento animale mondiale. È stata uno dei primi etologi ad andare a vivere e studiare animali selvatici africani, valutando i problemi comportamentali sia degli animali selvatici tenuti in cattività che degli animali domestici. Ha svolto ricerche ed insegnato presso prestigiose università quali Makerere, Sussex, Pretoria ed Edimburgo. Il suo lavoro comprende studi su molte specie di mammiferi, sul benessere di tali animali e sul loro addestramento. Dal 1971 è stata consulente Animal Behavior e gestisce anche ricerche ecologiche nella regione britannica del Devon. È inoltre autrice di cinque libri e numerosi articoli scientifici.

Gli studi

La Dr.ssa Marthe Kiley-Worthington è stata chiamata in causa in quanto le valutazioni da lei effettuate hanno preso in esame le obiezioni al circo con animali formulate dalle associazioni animaliste britanniche, che possono essere sovrapposte a quelle dalla LAV in Italia.

In passato associazioni come la RSPCA e la UFAW (Federazione Universitaria per il Benessere degli Animali) le hanno anche commissionato alcuni studi scientifici indipendenti sugli animali da circo, comparando gli stessi con gli animali nei giardini zoologici e i loro simili selvatici.

I risultati dei 18 mesi della sua indagine sono stati racchiusi nel libro “Chirons World” nel quale Chiron, un centauro della mitologia greca mezzo uomo e mezzo cavallo, simboleggiava l’unione tra esseri umani e animali. È questa la sintesi della stretta relazione che può essere vista tra le persone e gli animali nei circhi? Si, secondo la studiosa britannica.

Le domande alle quali la Dr.ssa Marthe Kiley-Worthington ha dato una risposta sono:

  • Gli animali nei circhi e negli zoo subiscono un maltrattamento psicologico?
  • La gestione e l’addestramento avviene con sistemi coercitivi?
  • Il trasporto causa stress agli animali?

Dopo oltre 3000 ore di osservazione scientifica degli animali e molte visite a circhi e zoo, per valutarne l’addestramento, i viaggi e le prestazioni, la Dr.ssa Kiley-Worthington conclude che, sebbene si possano apportare dei miglioramenti, i circhi non causano sofferenze agli animali. Al contrario, il sistema di gestione simbiotico tra animali e uomo fa si che le diverse specie possano vivere e lavorare insieme, rispettando le esigenze di tutti e guadagnando dalla relazione.

Analisi della situazione in Gran Bretagna

Negli ultimi due decenni, i circhi in Gran Bretagna hanno subito un lento declino e alcuni dei più noti circhi hanno deciso di vendere (ad esempio lo storico Bertram Mills Circus) o hanno rinunciato agli spettacoli itineranti e ciò è avvenuto per svariati motivi.

Tra questi, i principali sono stati la concorrenza nell’intrattenimento televisivo e l’aumento della sensibilità del pubblico verso gli animali, in particolare verso gli animali selvatici ed il loro benessere. Questo si è trasformato presto in conflitti (talvolta amari e violenti) con gli attivisti di liberazione animale, con la lobby delle associazioni animaliste che è riuscita a convincere le amministrazioni locali a vietare ai circhi i loro tradizionali campi di tenting (aree destinare agli spettacoli circensi) o a ridurre gli spazi a loro destinati.

Varie personalità televisive hanno inoltre criticato la detenzione degli animali nei circhi in maniera troppo spesso gratuita. La cosa non si è ripetuta ad esempio nei confronti degli zoo, che sono stati raramente soggetti a critiche, e che comunque per vari motivi sociali hanno avuto successo nel contrastare le critiche ricevute.

Il concetto pericolosamente consolidato è che gli zoo non sono necessariamente crudeli e sbagliati, mentre i circhi sono per loro natura crudeli. Questo, forse più di ogni altro fattore, ha fatto si che molte persone abbiano iniziato a considerare i circhi in maniera negativa, come dei luoghi dove gli animali vengono sfruttati e maltrattati ed inevitabilmente soffrono fisicamente e psicologicamente. Oltre a tutto ciò, devono compiere movimenti innaturali per intrattenere gli esseri umani. È ampiamente creduto da molti, che per eseguire questi movimenti o esercizi, gli animali siano sottoposti ad ogni genere di sevizia. Ovviamente, nulla di più distante dalla realtà.

Il circo non può realmente essere considerato tale senza gli animali. In passato sono anche stati fatti dei tentativi in tal senso, senza successo (ad esempio Circus Hassani in tour 1980, Gerry Cottles Circus 1984-85). D’altronde, le ricerche della Dr.ssa Kiley-Worthington in questo senso parlano chiaro. Sono stati somministrati, dall’equipe di studio dell’etologa britannica, dei questionari ad un campione casuale di possibili spettatori. Di questi, oltre il sessanta per cento ha dichiarato che non sarebbe andata ad assistere ad uno spettacolo circense se non ci fossero stati animali. Tali risultati tra l’altro sono sovrapponibili ai tentativi di proporre uno spettacolo senza animali in Italia.

Analisi della cultura circense

La gente del circo è una sub-cultura nomadica in tutto il mondo, dipendente dai loro animali, non per l’allevamento, la macellazione o la sperimentazione, ma per le loro competenze. I loro figli vengono cresciuti e solitamente istruiti all’interno di ciò che è effettivamente una comunità multi-specie. Come altre culture nomadi minori – come i beduini, i masai, gli aborigeni ecc. – il loro modo di vivere è minacciato. Ciò non avviene principalmente a causa dell’aumento della popolazione umana e della minaccia ambientale, dei cambiamenti nel possesso delle terre o dei confini politici, ma solo perché hanno animali.

Il divieto degli animali nei circhi comporterà implicazioni gravissime sia per una cultura umana minoritaria, sia per i loro animali. Dobbiamo considerare l’angoscia provata da quelle persone che si vedranno portare via alcuni componenti della loro famiglia-branco e quella degli animali che perderanno i loro punti di riferimento e le loro sicurezze. Non è possibile fare lo stesso ragionamento per gli zoo, dove gli operatori compiono un lavoro. In parole povere, gli zoo non sono una sub-cultura o una comunità che vive in simbiosi e armonia con altre specie, il circo si.

Il circo ha una società propria. Pur fondendosi e relazionandosi con gli abitanti dei luoghi dove soggiorna, comunque la comunità circense funziona come una famiglia multi-specie a se stante, che si prende cura di tutti i componenti, umani e non. Sia il giovanissimo che il vecchio viaggiano con il circo, c’è sempre un lavoro che ciascuno può fare. Non è insolito trovare quattro generazioni di una famiglia all’interno di un circo. Si tratta di una società senza classi, nella quale tutto ciò che conta è la performance e l’impegno: come si suol dire, “lo spettacolo deve continuare”.

Premesso questo, la vera domanda da porsi è: gli animali nei circhi sono soggetti a più crudeltà e sofferenze che negli altri sistemi di allevamento, compresi i cani e i gatti che vivono come componenti delle nostre famiglie?

Uno degli aspetti importanti da tenere in conto è l’origine degli animali nei circhi: tutti gli animali presenti nei circhi non sono stati catturati in natura, e questo è un dato facilmente verificabile grazie alla mole di documenti che oggigiorno accompagna gli animali del circo. Ad esempio, più della metà dei carnivori sono nati proprio all’interno dei circhi (54%), il 40% è arrivato da zoo e nessuno è stato catturato in natura.

Una caratteristica che contraddistingue la gente del circo è il fatto che essa vive tutto il tempo con i propri animali. Il risultato è la familiarità e la possibilità di trattare ciascun animale come individuo. Giovani animali di molte specie sono spesso cresciuti in roulotte dalla gente del circo, e ad eccezione di alcuni esemplari di felino, tutti gli animali vengono manipolati ogni giorno. Ciò da la possibilità di eseguire trattamenti antiparassitari e di profilassi, di valutare le condizioni fisiche e mettere in atto tutte le attività di cura (accarezzare, spazzolare, pulire, dare da mangiare e da bere), tutto ciò porta questi soggetti ad avere fiducia nella specie umana, condizione incompatibile con un reinserimento in natura. È più che una sub-cultura, è piuttosto una cultura propria con le proprie priorità e valori.

C’è molto da ammirare nella cultura del circo in questa epoca di crescente uniformità della cultura umana, e non vi è dubbio che molto ci sarebbe da perdere se i circhi con gli animali dovessero scomparire. All’interno dei circhi è possibile valutare l’unicità, l’intelligenza e le abilità degli individui come rappresentanti di specie. Le loro somiglianze, in termini di risposta emozionale agli esseri umani, e la possibile comunicazione tra gli esseri umani e le altre specie.

Se, come dimostrato da valutazioni scientifiche effettuate in diverse parti del mondo, gli animali del circo godono di un’elevata qualità della vita, perché i circhi devono essere vietati o banditi?

Conclusioni

Si può quindi concludere che se gli animali sono tenuti in un ambiente ecologicamente, etologicamente ed eticamente sano, e che i costi e benefici per l’individuo e l’ambiente vengono considerati in modo serio, non vi è alcun motivo per cui gli animali non dovrebbero essere tenuti ed allevati in cattività.

Sebbene la conservazione delle specie in pericolo sia utilizzata, in particolare per i giardini zoologici, come la loro raison detre centrale, ci sono molteplici motivi per i quali i circhi potrebbero contribuire agli obiettivi di conservazione e allevamento di specie in pericolo. Uno di questi è il fatto inconfutabile che all’interno dei circhi gli animali si riproducono con una frequenza superiore che negli zoo e nei parchi.

La stretta collaborazione tra l’uomo e diverse specie animali (cavalli, asini, cani), come dimostrato dalla pet therapy, può portare ad un benessere sia fisico che psicologico per entrambi, aumentando enormemente la qualità della vita sia per gli esseri umani che per gli animali. Dal punto di vista degli animali, tale rapporto può essere altrettanto gratificante e emozionante.

C’è una linea sottile che separa la gestione e la conseguente interazione con l’animale per il proprio bene e l’educazione dell’animale in modo che abbia determinate abilità e capacità. L’istruzione è destinata a migliorare non solo le abilità degli animali, ma anche la loro conoscenza e la comprensione del mondo che li circonda.

Inoltre, nell’uomo si da per scontato che l’istruzione porti un miglioramento della qualità della vita, perché questo non dovrebbe essere vero anche per gli animali? A condizione che l’addestramento venga eseguito in modo tale da soddisfare i criteri etologici di ciascuna specie, fino a quando non si dimostrerà il contrario, sembra ragionevole considerare che questo sia plausibile, soprattutto alla luce degli studi di etologia applicata dell’ultimo ventennio.

Quindi non esiste una ragione razionale per cui gli animali non devono essere usati dagli esseri umani e gli esseri umani utilizzati dagli animali.

Come si può vedere dalle certificazioni dei veterinari ASL addetti al controllo della salute e del benessere degli animali nei circhi, ed alla luce dei dati disponibili in bibliografia sul benessere degli animali, la maggior parte delle attività circensi dimostrano di tenere e addestrare gli animali in ambienti etologicamente ed ecologicamente validi. Il fatto che non sia sempre così, semplicemente indica che deve essere punito chi contravviene alla legge, non che si debbano vietare a priori gli animali in ogni attività circense.

Per certi aspetti, i circhi trovano maggiore difficoltà nel gestire l’aspetto logistico, perché gli animali vengono trasportati in giro per il mondo e pertanto è necessario ricostruire rapidamente l’alloggio in ogni località, e spesso le piazze a loro destinate non sono sufficientemente ampie. Di contro però può risultare più facile soddisfare determinati bisogni psicologici rispetto ad altri sistemi di allevamento, come gli zoo e i bioparchi. Questo perché i circhi per la loro natura si specializzano nella gestione e educazione degli animali.

Esistono diversi criteri per la rapida valutazione di ambienti inappropriati, che violano i diritti degli animali e che possono causare una sofferenza prolungata. Non sempre è possibile però soddisfare tutti questi criteri immediatamente, ed in alcuni casi particolari non è nemmeno auspicabile (ad esempio, per un elefante che ha vissuto da solo per molti anni potrebbe risultare traumatico essere spinto in un gruppo).

Questi criteri ci consentono, esaminando l’ambiente in cui l’animale vive quotidianamente, di capire se lo stesso soffre o è in difficoltà. Questo viene fatto valutando:

  • se la condizione fisica è scarsa, la malattia è frequente, la mortalità alta o se sono spesso necessari farmaci o interventi chirurgici per mantenere il sistema
  • se c’è prova di sofferenza nel comportamento dell’animale. Il frequente verificarsi di comportamenti anomali che possono indicare ambienti inappropriati, quali livelli elevati di aggressività per le specie in esame, le nevrosi e le patologie. Le stereotipie sono spesso la prova lampante dell’ inadeguatezza ambientale
  • se c’è una grave limitazione nel repertorio comportamentale per la quale l’animale non può svolgere normalmente un comportamento sociale e

Alcuni accorgimenti possono inoltre evitare l’insorgere di sofferenze. Veterinari od etologi di fama internazionale hanno appurato ad esempio che grande attenzione va dedicata alle caratteristiche delle singole specie in termini di percezione del mondo, del loro sistema di comunicazione e delle abilità cognitive.

Allo stesso modo, la manipolazione e l’educazione dell’animale per i suoi particolari compiti, che dovrebbero migliorare il suo “telos“, devono essere considerati con attenzione e fatti con abilità. Inoltre, al contrario di ciò che viene sostenuto dalle associazioni animaliste, e come comunque viene tendenzialmente evitato dagli addestratori, non vi è alcun motivo per il quale l’animale non dovrebbe imparare azioni o comportamenti che non sono normalmente all’interno del suo repertorio.

Di recente le sessioni di allenamento degli animali sono diventate aperte al pubblico in un gran numero di circhi, e sono in preparazione alcuni materiali educativi per il pubblico su specie e individui. La formazione sia dei formatori che degli addestratori è dunque considerata essenziale.

Questi non sono concetti vaghi, ma criteri importanti che non devono essere ignorati se vogliamo progredire sulle valutazioni di ambienti eticamente accettabili per gli animali. Questo approccio richiede una considerazione ed una analisi approfondita dei singoli casi.

Infine, precisiamo come la maggior parte degli studi presenti in bibliografia sugli animali nei circhi, così come le valutazioni da noi effettuate su 8 circhi presenti nel territorio nazionale, parlino chiaro. Nelle nostre ricerche abbiamo valutato:

  • l’aspetto comportamentale, attraverso prolungate osservazioni nell’arco dell’intera giornata
  • l’aspetto sanitario, attraverso accurate visite cliniche
  • l’aspetto metabolico, attraverso un prelievo di sangue e la valutazione di parametri la cui variazione è sintomo di stress cronico.

Tutti queste analisi hanno prodotto gli stessi risultati, ossia che il benessere degli animali nei circhi non è generalmente inferiore a quello di altri sistemi di vita. È pertanto irrazionale prendere una posizione contro i circhi affermando che gli animali nei circhi necessariamente soffrano, a meno che non si prenda la stessa posizione nei confronti di zoo, i parchi, scuderie, canili, animali domestici che vivono nelle nostre case. Ciò porterebbe a un mondo ancor più antropocentrico e alla rapida estinzione della maggior parte delle specie animali.

In definitiva, alla luce di quanto scritto in queste righe, delle considerazioni e degli accorgimenti che giornalmente i circensi mettono in pratica, esistono motivazioni e prove scientifiche che possano giustificare l’abolizione ed il relativo allontanamento degli animali dai circhi? La risposta è no.

 

NDR: Marthe Kiley-Worthington viene citata per ben 53 volte nei report di Harris (2006, 2009, 2016). La scienziata tiene in maniera particolare a far sapere ai nostri Politici che i suoi lavori sono stati manomessi da Harris a suo uso e consumo.

Di seguito alleghiamo la lettera originale inviata dalla Dr.ssa Marthe Kiley-Worthington al Senato italiano, nel quale la stessa segnala tutti i punti del rapporto di Harris in cui i suoi studi sono stati abilmente manomessi.

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